• Sonia

Avoria “Albe di Primavera” - Richiamo alla memoria


Albe di primavera, tratto dall’omonimo EP, si caratterizza per un canto ricco di effetti vocali eterei in grado di ricreare un'atmosfera onirica e mistica.



Quando il rock si fonde con la tradizione della canzone italiana


Avoria è un progetto musicale nato in Basilicata che dagli anni '80 coltiva sonorità che hanno radici nella musica indie rock internazionale, contaminate con la tradizione melodica della canzone italiana. La parola “avòria” è il nome utilizzato nel dialetto lucano per indicare la bora il vento freddo di caduta che spira in vaste aree del Mare Adriatico.


Questo progetto sonoro è attivo dal 2020 e ha realizzato finora in tutto nove tracce musicali dal sound spiccatamente new wave, electro-rock e synth pop.


Sono infatti molto influenzati dalla new wave inglese. I loro riferimenti sono molteplici: Joy Division, Simple Minds, Talking Heads. Passando dai Cure ai Depeche Mode a Bjork; dagli Smiths ai Radiohead, il tutto contaminato con importanti autori della canzone melodica italiana come Massimo Ranieri, Sergio Endrigo, Mina, Gino Paoli, Franco Battiato, Garbo, Delta V.



Il sogno a lungo sognato”


La voce matura e sensibile del vocalist ricorda quella del maestro Franco Battiato: infatti, somiglianza vocale a parte, il loro canto si accomuna perché calmo, vellutato, quasi in falsetto, né sussurrato né urlato e ricco di effetti vocali eterei ed echeggianti, creando così un’atmosfera onirica e mistica. Non a caso il creatore di Avoria descrive il progetto come “il sogno a lungo sognato”.


Albe di Primavera è un'opera dedicata alle persone perse nel corso della vita, che a volte sembra vengano a trovarci nelle albe primaverili. Questo primo EP contiene quattro differenti versioni. Il pezzo ha inizio con una voce liscia, la melodia è malinconica e nostalgica come una giornata grigia e uggiosa:


“Conta le luci

sul mio maglione

che hanno passato i tagli

delle persiane

Arrivi a volte in sogno

accanto a noi

Hai visto solo ruscelli ingrossati di lacrime

di lacrime...

Di lacrime...

Fai arabeschi

voltati ancora

spegni i silenzi

vibriamo insieme

Rimani e voltati

ti rivedrò tra un po'...”


Nella parte finale il pezzo diventa maggiormente inquieto e la voce turbata, ponendosi ripetutamente una domanda.








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