• Emanuele

Sofi Gev “Someday Maybe” - La pace dei sensi




Someday Maybe è una traccia ricca di elementi; con una composizione strumentale estremamente interessante, si contraddistingue per una melodia fine, resa possibile da una produzione ampia e limpida, diversi strumenti si incontrano dando vita a una gradevole, armoniosa melodia. Un predominante pianoforte e maestosi archi restituiscono all’ascoltatore un senso di pace dei sensi




Allevata a pane e musica


Sofi Gev è il progetto solista della cantautrice e artista indie pop americana Hannah Lovelady. Influenzata da artisti come Birdy, Aurora, Maggie Rogers, Coeur De Pirate, Regina Spektor, Shara Nova dei My Brightest Diamond e Natasha Khan dei Bat for Lashes, la sua musica si sovrappone a testi introspettivi, insoliti, e voci delicate su una sognante miscela di indie pop, elettronica e indie folk. La sua prima e più duratura influenza musicale è venuta da suo padre che le cantava le canzoni di Joni Mitchell di notte da bambina.


La scrittura di canzoni è iniziata nella sua infanzia, intrattenendosi nei viaggi di famiglia inventando canzoni sciocche con la sorella minore. Dopo le lezioni di pianoforte, ha iniziato a suonare il corno francese nella classe di banda della scuola media e ha continuato fino al liceo. Ha affinato il suo senso della melodia cantando le parole delle ricette dei libri di cucina accompagnata da suo padre che suonava la chitarra acustica.


Someday Maybe


Someday Maybe è una traccia ricca di elementi e ha una composizione strumentale estremamente interessante; si contraddistingue per una melodia fine, resa possibile da una produzione ampia e limpida, in cui diversi strumenti si incontrano dando vita a una gradevole, armoniosa melodia. Un predominante pianoforte e maestosi archi restituiscono all’ascoltatore un senso di pace dei sensi.


Questo pezzo è una ballata indie pop con un sound arioso che lascia un retrogusto vagamente malinconico. Una musica che viene dal profondo di un animo raffinato come quello di Sofi Gev, e che non impiega molto a far instaurare un rapporto di grande empatia con l’ascoltatore: l’intro del piano conduce immediatamente in una dimensione intima, sognante, in cui si sovrappone la voce candida e delicata di Hannah, mentre al suo ingresso vocale la canzone raggiunge uno stadio molto prestante dal punto di vista emotivo.



 



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